Più o meno funziona così: sono una cretina.
In questi giorni sono stata a bocca aperta ad aspettare la pioggia. E’ sempre stata lì lì per scendere e invece non è venuta giù mai, quella peste bubbonica di pioggia.
Funziona che ho detto un sacco di parolacce come il giorno prima della mia comunione, quando un ragazzino mi sparò con una pistola che aveva pure mio fratello. Certi giocattoli non dovrebbero andare nelle mani dei bambini molesti. Prima di prendere l’ostia ciucciai una rossana per cinque minuti, poi la sputai chè mi ricordai di dover rimanere a stomaco vuoto per mangiare il corpo di cristo. Pensai che tutto il suo corpo mi sarebbe bastato per almeno due settimane. E invece immediatamente dopo il senso di colpa echeggiava nel mio stomaco vuoto.
Funziona che la sera mi sento obesa sempre intorno alle dodici. Poi la mattina mi sveglio ed è finito tutto.
Mi mancano mortalmente i pazienti. Mi sono convinta che se li rivedessi, li lascerei liberi di fare il cazzo che vogliono. Pure bere l’acqua dal tappo della penna, importunare i genitali degli operatori e ingoiare pezzi di intonaco.
Funziona che tutti si stupiscono quando mi vedono mangiare con gusto la buccia dell’arancia con l’intento di farmi sentire un’aliena nelle mie serate già fin troppo alienanti.
Se parlo tanto con qualcuno, mi viene da vomitare. Specie quando mi dicono che me and you and everyone we know fa cacare perchè un film senza senso.
Ho buttato giù qualche idea con un mio amico su come dominare il fastidio di stare in giro senza una meta la sera. A stratracannare, a stramaledir le donne il tempo ed il governo. Attuando il progetto finale, si dovrebbe arrivare dritti dritti in galera e vedere di nascosto l’effetto che fa.
M’è venuta voglia di cantare.
Però. Io volevo.


Ieri ho passato la serata a lamentarmi telefonicamente con il mio amico più caro.
Che poi io sia spassosa anche quando mi lamento, è un dato di fatto.
Abbiamo fatto un sacco di riflessioni, perchè io sono più tranquilla da quando tra noi non si intrommetono più i nostri liquidi corporei e le mie difese. Io, quando gli parlo, ho sempre la sensazione di non poter mentire perchè lui il suo sguardo ce l’ha nel mio stomaco. Più o meno da quando ci conosciamo.
E io ci amo, ma solo in questa situazione. Per il resto ci odio. Soprattutto quando penso a quello che avremmo potuto essere e che, invece, non siamo stati in grado di essere.
Ultimamente ho il crepacuore facile, ma niente di serio. Giusto per dire crepacuore, che vuol dire mi piaci ma non ti amo. Mi produci solo delle crepe al cuore. Nulla che non possa essere riparato con un pò di intonaco.
Però non sto più sognando situazioni notturne angoscianti, ma solo passeggiate sul mare in giornate soleggiate. Il mio lavoro onirico preferito però -castrazioni agghiaccianti di maschi sfortunati- è costante.
La fidanzata di mio fratello è sempre più fragile e certe volte temo che vada in frantumi. Allora mi immagino una scena stile Gondry in cui lei parla e io mi preparo ad incollarla.
Vorrei abbracciarla ma non ne sono capace e poi magari è solo una mia impressione stupida.
Quando ho portato le mie belle in campagna oggi, sono sparite per un pò di tempo. Ho pensato immediatamente delle cose bruttissime e volevo correre per strada a fermare le macchine. Poi ho pensato di essere estrema. Dopo venti minuti sono rispuntate felici e sono stata felice anch’io.
Ho chiesto alla signora L se ci sposiamo entro il 2010. Mi ha detto che non lo sa e che dobbiamo valutare una serie di cose.
Ho fame e sete.

Insomma il postino ha suonato solo una volta. Questo perchè io ero in ansia di sapere cosa mi avrebbe scritto la cara azienda per cui ho lavorato per un anno e mezzo sulla raccomandata del mancato rinnovo del contratto e quindi mi sono fiondata fuori in un nanosecondo. colori
L’esito lo sapevo. Ciò che mi incuriosiva era altro. Credevo aggiungessero delle motivazioni, una incompetenza clamorosa, violenza sui pazienti, vomito sulle pareti della struttura senza alcuna giustificazione apparente, appropriamento indebito di comodini e armadi dell’azienda, spaccio illecito di psicofarmaci, unacazzodicosaqualsiasi. E invece no, non c’era scritto proprio niente a parte che mi manderanno tutto ciò che mi spetta per corrispondenza, perchè loro lì non mi vogliono più vedere. Forse puzzo. Ho da puntualizzare inoltre che l’azienda bella ha stabilito che io sono una Gent.ma Sig.ra e l’amministratore unico, invece, una Dott.ssa.
Ma il fatto principale non è questo. Il fatto principale è un altro. Il fatto principale è che la postina mi ha dato anche un pacchetto su cui c’era scritto ‘riciclare tutto, riciclare sempre’. Dunque, ho capito immediatamente che non aveva alcun collegamento con la raccomandata e che non rischiavo più l’antrace.
Ho letto velocemente la raccomandata, l’ho buttata sul pc e ho aperto il pacco.
Tipo, lo so, ho una malattia e cerco di curarla e sempre mi ripeto che la vita non è un film. Però.
A parte che non ricevo mai posta che non sia la Zurich che mi avvisa che devo pagare l’assicurazione della macchina o i vigili che mi intimano di andare a ritirare multe varie o l’ azienda per cui lavoro che mi saluta perchè sono diventata scomoda.
Cioè un pacco con un libro è una cosa totalmente inaspettata e bella e profuma di libro.
Mi sono fumata una sigaretta e ho mandato un messaggio elettronico a colui che questa mattina m’ha stupita così. Grazie mille, gli ho scritto. Avrei voluto scrivergli ‘ti amo’ ma poi ho pensato che le mie esternazioni sono sempre esagerate e fraintendibili. Allora ho desistito. Ho bevuto un misurino abbondante di sciroppo per la tosse e mi sono detta che nutro per questa persona un affetto assolutamente ingiustificato.
Però quello che ho pensato è stato questo: insieme al ceffone mi hanno mandato un bacio. Così io continuo tranquilla il mio periodo di frivolezza acuta.

Ho parlato con Cinzia, la ragazza che insieme a me si occupa di Omer. Gli ha messo il collare e un tappeto nel suo giardino così può stare lì a dormire di notte se ha freddo. Io Cinzia con gli occhiali e le fossette, la amo. Noi ci sposeremo e partoriremo cani. E saremo felici.
Da piccola ero convinta che solo le persone con le fossette fossero simpatiche.
Al telegiornale dicono ’spappolare gli organi’ e nei baci perugina metteranno le frasi di Moccia. Cristo, quanto non sopporto questa violenza gratuita.
Io e la signora L. ultimamente ci comportiamo come se avessimo 15 anni con più calci in culo certo però siamo bellissime. Lei ha cominciato a vestirsi di nero e a indossare il copriorecchie, a parlare di uomini e ad essere sexy. Io, dal mio canto, ho cominciato a mettere lo smalto blu, i vestiti colorati, una faccia da cretina e a sfoggiare le mie orecchie piccole. Di notte anzichè dormire ridiamo per far muovere il materasso e contagiarci a vicenda.
Mio fratello comprerà la chitarra acustica per la sua fidanzata. E io con la Eko classica da 48 euri.
Certe volte temo di distinguermi per genio e profondità delle tematiche.

Le gengive tue rosse rosse (sottotitolo: questo è il titolo vero).

Ho smesso da un pò di tempo di abbracciare l’angolo di coperta che profumava di qualcuno perchè non credo più al fatto che gli arrivi il mio affetto in questo modo.
Ho mal di gola e nessun dolore. Per questo piango a dirotto quando assisto ai dolori altrui.
Ho sognato alcuni pazienti che avevano i pigiami sporchi di ragù cucinato da mia nonna. Cioè, nel senso, io riconoscevo proprio l’odore, l’aveva fatto lei. Mi sono svegliata tutta sudata tipo incubo e avevo paura. Poi ho pensato così: ma che cazzo sta da aver paura? Subito dopo e con un certo entusiasmo, a dir la verità, ho guardato un telefilm anni ‘70 americano con le risate e la morale verissime. Come immaginavo, quando mi sono riaddormentata, non ho più sognato.
Non faccio altro che ripetere in falsetto ‘lascia ch’io pianga’. Mentre cucino, mentre cammino, mentre piscio e mentre mento.
Lascia ch’io pianga. Per le cane nell’erba fitta fitta. Per quando mi buttano via. Perchè manco di contenuti (a-proposito-saltami-addosso). Perchè non ho voglia di smettere. Perchè l’ho guardato ( negli-occhi-lo-giuro). Perchè ha le gengive rosse rosse, le mani in tasca e un bastimento carico di non so che cosa sul petto.

 

Ieri sera sono andata con la signora L. sulla ruota panoramica. Ovviamente per i primi tre giri ero in totale freezing corporale, mi sentivo la faccia verde e che sarei stata la prima persona in assoluto a vomitare lassù.
Dopo un pò però ho superato me stessa e addirittura ho guardato in basso e c’era un ragazzo adolescente con uno zainetto appiccicato alle spalle che è caduto ed è diventato rosso rossissimo chè stava Giada su cui doveva far colpo e invece Giada se ne stava più avanti con le sue amiche a dire che quello sfigato poteva impiccarsi ma il suo cuore non lo avrebbe mai avuto mentre nella testa si ripeteva a memoria la poesia che lui le aveva lasciato tra le pagine del diario di scuola. Giada da grande vuole dominare il mondo.
Dopo siamo andate nel castello dei mostri, dove ti danno una macchinina e dentro ci trovi le stesse cose di sempre: le sirene all’improvviso, i frankenstein all’improvviso, gli scheletri all’improvviso. Ovviamente tutto quelle storie all’improvviso sono pateticamente scontate, ma il lato bello di queste giostre per me è sentire la signora L. che grida come se la stessero straziando.
Io a stare con lei in certe situazioni temo di morire dal troppo ridere, che poi mi manca il fiato e divento viola e svengo e in ambulanza muoio.
Dopo ancora siamo andate in un posto con i cibi vegetariani e io avevo tanta scelta e ho optato per un maxitoast con formaggio e wheaty, che è una specie di prosciutto di soia buono.
L’ho offerto a diverse persone ma nessuno s’è lasciato coinvolgere. Al tavolo nostro si sono avvicendate diverse persone, tra cui uno che non parlava mai, uno che si annusava le ascelle, uno che sicuramente aveva mangiato il salame prima di uscire e un’altra che ha chiesto se poteva sedersi solo perchè non riusciva ad arrivare in bagno e doveva inibirsi la vescica in qualche modo. Ho pensato che quando proprio mi scappa la pipì, se mi siedo mi viene di più, però ognuno ha i suoi metodi. Ho pensato che amo profondamente Lars Von Trier e che io e lui, se fossimo sposati, staremmo sempre a parlare dei suoi personaggi che andranno all’inferno dei giusti. Ho pensato che ho desiderato il nulla e mi sono sentita stupida. Ho pensato che posso sposarmi con Lars Von Trier perchè io in sua presenza giocherei volentieri alle storie delle barbie mentre mangio pacchi interi di pinoli sgusciati. Lui dovrebbe solo guardarmi in questi momenti.
Fuori c’è una cane molto bello a cui porto da mangiare e da bere ogni giorno perchè voglio che i miei vicini mi denuncino di troppa bontade, chè quelli sono capaci, quelli.

geisha threeQuella bambina mi ha fissata tutto il tempo e ha parlato con me come se mi conoscesse da quando è nata.
Quando da piccola andavo dal dentista non guardavo nessuno e stavo in silenzio perchè avevo paura.
Ha spiegato a sua madre come mettere l’opzione lingua italiana sul cellulare.
Erano mesi che cercava di destreggiarsi con il tedesco e adesso crede che sua figlia sia una bimba prodigio.
Mi ha detto che deve stringere l’apparecchio e che tra un pò lo toglierà così da grande potrà fare la selezione per miss italia, insieme a Simona. Insomma, poco male. temevo che mi rivelasse di voler fare il giudice.
Giorgio Mastrota è diventato presentatore. E un sogno si avvera. Questa è la facciata. Il programma è un maxistore di tutti i prodotti di mediasciopping: il materasso freddo d’estate e caldo d’inverno con le doghe in legno, il mobiletto che nasconde la spazzatura da riciclare, i cd intorvabili altrove ( anni ‘80, cantautori e italianissima), le panche e le fasce dimagranti per allenarsi comodamente mentre lavi casa-cucini per tuo marito che oggi ha fatto tardi per una riunione di lavoro- badi ai tuoi figli che si stanno cavando gli occhi. E poi ci stanno i sacchetti per mettere ordine negli armadi:vestiti sottovuoto, piumoni sottovuoto, cuscini sottovuoto,scheletri sottovuoto e tutto. Dico, Giorgio, non si prendono gioco di te, non mollare, io ti amo e per te mi metterei sottovuoto anch’io.
Ripenso spesso a momenti che non ci sono più. Riguardo foto e desidero che mi parlino o che mi chiedano perchè. Ho la bocca amara per via degli antibiotici e vorrei che qualcuno mi donasse le caramelle morbide e zuccherose dei multisala.
Vorrei uscire più spesso ma poi finisce che in qualche modo odio tutti quelli che si appiccicano. Il che mi porta irrimediabilmente a detestare soprattutto quelli che non si appiccicano. Insomma, non ne rimane fuori nessuno.
Certe volte non mi spiego perchè tengo la televisione perennemente accesa anche se non la guardo quasi mai e quando la guardo sono sovrappensiero.
E anche perchè non riesco più ad accanirmi verso qualcosa o qualcuno come prima.


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Facciamo che ho passato l’ultima settimana in letargo e che mi hanno riferito che i tentativi di chiamarmi erano diventati come la pausa-sigaretta. Una volta ogni quarto d’ora. Fumano troppo.sleeping-geisha-420x269
Effettivamente m’è piaciuto non dover chiedere scusa del mio totale assenteismo e m’è piaciuto che per parlare con me abbiano fatto ricorso a gesti estremi come per esempio coccolarmi un pò.
Una mia collega è scoppiata in lacrime all’improvviso. Io non facevo altro che pensare a quanto fosse spaventosamente grande il suo labbro inferiore rispetto a quando non piange e anche che le persone non dovrebbero mai parlare mentre piangono perchè diventano brutte e ridicole e poco comprensibili.
In questi giorni di clausura ho pianto un pò ma senza parlare fortunatamente, ho suonato la chitarra ma solo tre canzoni ed esclusivamente per sentirmi bellissima, ho accompagnato mia madre come richard fa con la sua pretty bitch in giro per negozi per farmi perdonare di essere nata e ho desiderato le mestruazioni se non altro per giustificare i miei sbalzi d’umore.
Per il resto affermo di non sopportare i respiri degli altri nell’ascensore e di sentirmi frigida e felice.

edie1
Ti lascio. Amen. La meccanica non m’interessa.
Ho le ossa rotte. Rischi e raschi.
Colleziono conchiglie estive e pianti d’amore in bagni di sudore.
Divido la stanza con un gatto sconosciuto che mi morde e mi nega l’amore.
Mentre mi ammalo nel desiderare una vita normale.

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